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AGENZIA ITALIANA PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPOLibano e SiriaSede di Beirut

AGENZIA ITALIANA PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO  - Libano E Siria - Sede di Beirut | – ITALIAN AGENCY FOR DEVELOPMENT COOPERATION - Lebanon and Syria - Beirut Office Ambasciata d'Italia a Beirut European Union Presidency of the Council of Ministers - Lebanon

Incontro con Laura Frigenti, Direttrice AICS

Incontro con Laura Frigenti, Direttrice AICS

Recentemente ad Amman è stata inaugurata la sede dell’AICS in Giordania, un avvenimento importante e significativo. Importante perché conferma la presenza e la volontà di azione della Cooperazione Italiana nell’intera Regione Mediorientale, significativo perché è la prima sede aperta dopo l’entrata in vigore della nuova legge sulla cooperazione nel 2015.

Alla cerimonia ha partecipato la Direttrice dell’AICS, Laura Frigenti, l’Ambasciatore Italiano in Giordania, Giovanni Brauzzi, il Ministro della cooperazione, Emad Fakhoury e i Direttori delle sedi AICS di Beirut e Gerusalemme, Gianandrea Sandri e Cristina Natoli.

La cerimonia è stata l’occasione per incontrare la Direttrice Frigenti e porle alcune domande.

 

Domanda: Cosa significa per l’AICS l’apertura della nuova sede ad Amman?

Risposta: Da un lato è un’indicazione precisa del ruolo e dell’importanza che la Giordania ha per l’Italia e non soltanto per le attività di cooperazione. Non è casuale, infatti, che da quando si è iniziato a programmare l’apertura di nuove sedi dell’Agenzia la Giordania sia stata immediatamente indicata come il Paese prioritario. Una necessità dettata da un lato dal bisogno di rispondere efficacemente all’emergenza umanitaria legata alla crisi dei rifugiati siriani, dall’altro dall’esigenza di seguire le diverse attività di sviluppo che realizziamo in Giordania. All’interno di questi due filoni di intervento le nostre attività sono diventate sufficientemente articolate e complesse da richiedere la presenza nel Paese di una struttura tecnica che dialoghi costantemente con le autorità locali per assicurare una gestione più efficace dei programmi.

 

D.: Amman, Beirut e Gerusalemme, tre sedi dell’Agenzia IN Medio Oriente si sono ritrovate in quest’occasione. Nonostante le differenze, a volte profonde, dei contesti nazionali c’è la volontà e la possibilità di sviluppare politiche di intervento regionali?

R.: Le problematiche sono sicuramente regionali, ma molto spesso necessitano di soluzioni nazionali. Ogni Paese ha un suo proprio quadro politico e normativo diverso e questo determina risposte differenti a problemi comuni. D’altra parte, per chi è impegnato nell’Agenzia, è di grande aiuto lavorare in squadra ed è anche importante dialogare per scambiare esperienze e opinioni per capire come Paesi differenti stanno affrontando tematiche comuni. Infine, credo sia molto utile raffinare il meccanismo che porta all’identificazione delle priorità strategiche Nella Regione, anche se le soluzioni sono, e devono, essere affidate a interventi di carattere nazionale.

 

D.: Oggi, a causa della situazione contingente, la Cooperazione Italiana è fortemente impegnata ad affrontare le crisi umanitarie che si susseguono in diversi Paesi del Medio Oriente. C’è rischio che questo allontani dal lavoro per lo sviluppo?

R.: Personalmente non credo che si debba spostare troppo in avanti la linea di demarcazione tra emergenza e sviluppo. Al di là dei primi interventi indispensabili all’esplodere di una crisi umanitaria non credo che nei Paesi mediorientali sia possibile differenziare molto tra emergenza e sviluppo. Ad esempio in Giordania e in Libano le popolazioni vittime della crisi siriana non possono essere trattate separatamente dalle popolazioni che le ospitano.  Qualsiasi intervento che ha queste popolazioni come oggetto deve coinvolgere anche le comunità ospitanti. I temi e le problematiche su cui si interviene sono comuni e anche le soluzioni devono essere comuni.

 

D.: Quali sono i prossimi obiettivi per l’Agenzia in Medio Oriente?

R.: Il primo è senz’altro continuare a collaborare con le autorità locali che stanno affrontando situazioni di grave disagio. Questo per cooperare nell’identificazione di scelte tecniche e soluzioni che contribuiscano, almeno in parte, alla soluzione di problemi che possono causare situazioni di pericolosa instabilità.  Si tratta di un obiettivo che risponde alla natura dell'istituzione dell’Agenzia, il legislatore ha ritenuto necessario dotare l’Italia di una struttura con capacità analitiche, tecniche e operative diversa dalle precedenti. Questo per rispondere con efficacia alle sfide sempre più complesse che pone il tema dello sviluppo globale.

Un secondo obiettivo è di essere un punto di raccordo per tutti i soggetti italiani, individui, associazioni e imprese, presenti nei Paesi in cui operiamo, affinché tutte queste esperienze possano confluire in un quadro organizzativo che risponde e riflette meglio gli obiettivi strategici e politici che il nostro Paese si è dato.

 

D.: A distanza di un anno e mezzo dalla sua nascita è possibile tentare un bilancio delle attività dell’Agenzia?

R.: Il giudizio non spetta certo a me. Personalmente non mi aspettavo tante difficoltà organizzative, non mi aspettavo lunghezze procedurali che ancora non hanno permesso di risolvere la carenza di personale, l’Agenzia a tutt’oggi opera con il 50% del personale e meno del 50% del corpo dirigenziale. Con condizioni di partenza diverse avremmo potuto fare di più e meglio, considerando quelle che erano le nostre condizioni il 4 gennaio 2016 quello che siamo riusciti a realizzare mi sembra, ogni tanto, un piccolo miracolo.

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