Switch to English Passare a Italiano

AGENZIA ITALIANA PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPOLibano e SiriaSede di Beirut

AGENZIA ITALIANA PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO  - Libano E Siria - Sede di Beirut | – ITALIAN AGENCY FOR DEVELOPMENT COOPERATION - Lebanon and Syria - Beirut Office Ambasciata d'Italia a Beirut European Union Presidency of the Council of Ministers - Lebanon

Siria, l’evoluzione della crisi ed il dramma umanitario

Nei primi mesi del 2015 la guerra in Siria è entrata nel suo quinto anno. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani sostiene che la guerra ha causato circa 200 mila vittime dirette e altre 200 mila persone sono morte per inaccessibilità a cure mediche o a medicinali. Intensi conflitti continuano nel territorio siriano e non sembrano emergere soluzioni politiche praticabili capaci di mettere fine al conflitto nel breve periodo.

Ne deriva che circa 12,2 milioni di persone sono in condizioni di estrema vulnerabilità e hanno bisogno di assistenza umanitaria in Siria; di questi, 5,6 milioni sono bambini. Praticamente metà della popolazione siriana ha lasciato le proprie case; 7,6 milioni risultano sfollati, oltre 4 milioni hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi alla Siria - di cui 3,9 milioni registrati come richiedenti asilo con UNHCR - e solo 218 mila hanno potuto presentare richiesta di asilo in Europa.

La guerra in corso in Siria ha colpito tutti indistintamente e ha inciso profondamente nel tessuto sociale siriano: la crisi ha colpito i poveri urbanizzati e delle campagne ma non ha risparmiato la classe media urbana stravolgendo la vita di famiglie di operai, insegnanti e impiegati che da un giorno all’altro si sono visti costretti ad abbandonare le proprie case perdendo tutti i propri averi. "La Siria è oramai entrata nell’epoca delle tenebre, letteralmente e metaforicamente” ha commentato recentemente l’ex Ministro degli affari esteri britannico David Milliband, a seguito di una recente analisi di immagini satellitari da cui risulta che il numero di luci visibili durante la notte in Siria è diminuito in questi anni dell’83%, fino a toccare punte del 97% ad Aleppo.

È forse possibile, fino ad oggi, suddividere la crisi umanitaria siriana inquattro distinti momenti.

Un primo periodo, tra la primavera del 2011 e metà del 2012, dove dalle proteste di strada si è passati al conflitto aperto ed è iniziato così lo spostamento di popolazioni internamente alla Siria, dalle zone inizialmente interessate dagli scontri verso aree considerate più tranquille.

Un secondo momento, compreso indicativamente dalla metà del 2012 alla fine del 2013, in cui, con l’estendersi e l’intensificarsi del conflitto, molti degli sfollati interni hanno incominciato a raggiungere la Turchia, il Libano e la Giordania, trasformandosi così in rifugiati. L’ondata di profughi e sfollati interni è stata tale che ha determinato il più alto spostamento di popolazioni dalla seconda guerra mondiale.

Nella terza fase, iniziata indicativamente nel gennaio 2014, i governi dei Paesi di accoglienza hanno incominciato ad denunciare con forza alla comunità internazionale le grandi sfide sociali ed economiche che la presenza dei profughi stava determinando. L’alto numero di rifugiati siriani nei paesi limitrofi ha avuto un forte impatto sui già delicati equilibri demografici della regione, sulle infrastrutture e sui servizi pubblici. A ciò vanno aggiunti gli oneri economico-sociali legati alla concorrenza sul mercato del lavoro da parte della manodopera siriana a basso costo e all'aumento sostanziale del costo della vita. Tali fattori hanno e stanno alimentando un crescente disagio tra le comunità ospitanti e le comunità di rifugiati. Questo soprattutto in Libano, dove la crisi assume un carattere particolarmente destabilizzante dei fragili equilibri su cui si basa la delicata struttura politico-confessionale del Paese.

Possiamo pensare alla quarta fase indicativamente a partire dal secondo semestre del 2014, come caratterizzata da una progressiva chiusura delle frontiere e, di conseguenza, da una diminuzione del numero di ingressi in Libano e in Giordania. Mentre in Giordania e in Libano il numero dei profughi quindi si è stabilizzato, inevitabilmente il numero degli sfollati all’interno della Siria stessa e dei rifugiati in territorio turco aumentano, incrementando ancora di più la complessità e la gravita di una crisi umanitaria senza precedenti. Secondo l’OCHA circa 9.500 siriani diventano sfollati ogni giorno, ad una media di una famiglia al minuto. Soltanto nei mesi di luglio e agosto 2014, si calcola che circa 600.000 persone si siano spostate a seguito degli scontri contro lo "Stato Islamico”, alle quali vanno aggiunte le famiglie rientrate in Siria (circa 100.000 persone) in conseguenza del deterioramento delle condizioni di sicurezza in Iraq e ad Arsal, in Libano. Più di metà della popolazione sfollata internamente è composta da bambini, circa 4,3 milioni di loro hanno estremo bisogno di cibo, alloggio, medicine e supporto psicologico. I bambini sono stati testimoni e stanno tuttora vivendo esperienze di estrema violenza: più di 10.000 giovani vite sono state perse come diretto risultato del conflitto.

I Palestinesi residenti in Siria sono particolarmente colpiti dal conflitto: approssimativamente, il 50% dei circa 540.000 palestinesi registrati presso l’UNRWA risultano sfollati mentre il 79.4% sono in grave stato di bisogno. Particolarmente preoccupante è la situazione di circa 18.000 rifugiati palestinesi residenti nel campo di Yarmouk (il principale campo di rifugiati Palestinesi della Siria), nel quale l’UNRWA ha recentemente potuto ripristinare alcune attività di assistenza alimentare e medica, dato che fino allo scorso luglio il campo era inaccessibile per via degli scontri.


Dalla fine del 2012 ad oggi, l’Italia ha contribuito alla risposta alla crisi siriana con finanziamenti erogati pari a circa 64,6 milioni di euro, di cui circa 37 milioni erogati nel solo 2014. Tali risorse hanno permesso di realizzare più di 100 iniziative in risposta all’emergenza per la distribuzione di beni di prima necessità, con attività di protezione dei minori e di assistenza alimentare. Sono state realizzate anche attività di stabilizzazione realizzando lavori nelle municipalità colpite dall’alto flusso di profughi, di riabilitazione di scuole e servizi pubblici e di ripristino di viabilità, di gestione dei rifiuti e per migliorare l’accesso all’acqua potabile.